Incontriamo i nostri soci
La coltivazione in vivaio
Prosegue il nostro viaggio tra le storie dei soci della cooperativa. Questa volta siamo andati a conoscere da vicino Flavio Rigotti e Simone Poli, due vivaisti che ci hanno aperto le porte dei loro vivai per raccontarci la passione che li guida ogni giorno, una passione che affonda le radici nella tradizione di famiglia, trasmessa da padri e nonni.
Durante l’estate, il lavoro sulle barbatelle si sposta nei vivai. Qui le piante possono crescere rigogliose, grazie alla fertilità del terreno e alla luce dei mesi più caldi. Ma non solo. In vivaio si coltivano anche le piante dalle quali raccoglieremo le gemme e i portinnesti per le barbatelle future, un passaggio fondamentale per garantire qualità e continuità.
Nei mesi di crescita è necessario curare la chioma, per rinforzare la pianta e proteggerla da funghi e insetti. Ogni intervento segue il ritmo della natura e del clima, con tempi serrati e competenze specifiche, nulla è lasciato al caso.
Siamo quindi andati nei vivai dei nostri due soci, situati nel Veronese, per farci raccontare com’è nata la loro passione per il vivaismo e da quanto tempo fanno parte della nostra cooperativa.
Eccoci nel gemmaio con Flavio, ricco di diverse varietà.

Ciao Flavio, raccontaci un po’ di te. Da quanti anni sei socio della cooperativa?
«Faccio questo lavoro da 25 anni e da qualche anno mi sono trasferito a Verona», ci racconta Flavio, con l’entusiasmo di chi ha fatto della propria passione una professione.
Com’è iniziata questa avventura?
«Ho iniziato grazie alla passione che mi ha trasmesso mio padre e, ancora prima, mio nonno Quintino. È stato lui a insegnarmi a prendermi cura del vigneto e a potare. Ricordo che già a 14 anni andavo con lui a tagliare le piante. Poi mio padre mi ha mostrato il mestiere del vivaista quando ancora vivevamo a Trento. Successivamente ci siamo spostati in Veneto, a Verona, e siamo stati tra i primi a introdurre i portinnesti in questa zona».
Oggi Flavio gestisce un vivaio che è motivo di orgoglio: «Abbiamo circa dieci ettari di portinnesti e due ettari di gemmaio, una grande soddisfazione che ripaga l’impegno e la dedizione di tutti questi anni».
Quali sono le maggiori preoccupazioni del tuo lavoro?
«Quest’anno, per fortuna, abbiamo superato il rischio più grande, la peronospora. Grazie alle temperature elevate, le malattie sono state poche. Tuttavia, non possiamo mai abbassare la guardia, controlliamo costantemente il vivaio, garantendo la giusta quantità d’acqua e i trattamenti necessari affinché il materiale maturi bene. Anche nel gemmaio c'è un lavoro di attenzione continua, soprattutto in vista della raccolta delle gemme in autunno».
E le soddisfazioni?
«Le soddisfazioni più grandi arrivano quando vedo il vivaio, il gemmaio e i portinnesti crescere sani e rigogliosi. Tenerli puliti, seguire ogni fase con cura e poi osservare i frutti del nostro lavoro è impagabile. Dedichiamo un anno intero per far crescere bene le piante, e quando questo impegno dà risultati, la soddisfazione è immensa».
Ci spostiamo nel vivaio di Simone, che incontriamo mentre sistema gli ultimi dettagli dopo la cimatura, un’operazione fondamentale per garantire la salute delle giovani piante.

Ciao Simone, come sei diventato socio di Padergnone Vivai Viticoli Cooperativi? Qual è stato il tuo percorso?
«Sono socio della cooperativa da circa sette anni, ma la mia storia inizia prima. Ho deciso di entrare nell’attività di famiglia seguendo mio padre, che lavora in questo settore da tanti anni ed è socio della cooperativa di Padergnone da oltre vent’anni. Dopo gli studi, ho scelto di affiancarlo e, passo dopo passo, sono diventato socio anche io».
Perché la coltivazione delle barbatelle avviene proprio a Verona?
«Durante i mesi estivi fino all’inizio dell’autunno, la coltivazione si sposta in Veneto perché qui è più semplice trovare grandi superfici, indispensabili per un lavoro adeguato. Questo perché le barbatelle richiedono terreni che devono essere cambiati spesso. La produzione intensiva, infatti tende a impoverirli. Inoltre, il clima veronese è particolarmente favorevole con più ore di luce, terreni sabbiosi e ben drenati. Un altro vantaggio è quello che siamo lontani dai vigneti, che potrebbero trasmettere malattie alle giovani piante».
Quali lavorazioni richiede questo periodo? Come ti prendi cura delle barbatelle?
«In questa fase le attività sono tante e richiedono attenzione ai tempi. Per esempio, abbiamo appena effettuato la cimatura, che consiste nel taglio della chioma. Questa va fatta tre o quattro volte durante la stagione per contenere la crescita, favorire il passaggio dell’aria tra le foglie e ridurre il rischio di patologie. Poi ci sono le lavorazioni del terreno per mantenerlo drenato e fertile, la concimazione per nutrire le barbatelle, i trattamenti fitosanitari contro malattie e parassiti e, naturalmente, l’irrigazione localizzata con monitoraggio costante dell’umidità».
Simone, cosa ami di più del tuo lavoro?
«La soddisfazione più grande è vedere crescere rigogliose le piante a cui ho dedicato tempo e cure. Mi piace pensare che queste barbatelle che oggi sono nel mio vivaio, un domani daranno vita a grandi vini, non solo in Italia ma anche oltre confine».